Non prediamoci troppo sul serio

Proponiamo un interessante articolo che ci può far riflettere su come mostriamo la fede ai più giovani e a chi ancora non crede.
A volte siamo troppo occupati a dimostrare che siamo "spirituali" a "fare cose spirituali" che ci esaurimo e perdiamo la gioia di essere figli di Dio.
Il testo va letto tenendo conto che l'autrice vive negli USA, ma gli spunti valgono per tutti.

Di seguito la traduzione

Perché i Cristiani si prendono così sul serio?

Quando Gesù dice: “Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”, ci crediamo veramente?
“Non mi sembra che la gente mi prenda sul serio”
Ultimamente ho sentito spesso questa frase. Parlando con una mia amica che è decisamente stufa della chiesa e molto stanca, esaurita, mi ha detto “Basta, ho smesso di sbattermi per fare in modo che la gente prenda sul serio me e la mia fede”.
Non mi sento di biasimarla. La cultura delle nostre chiese è diventata estremamente seria, forse competitiva, e non nel modo giusto.

Non fraintendetemi, non sto dicendo che dobbiamo scherzare sui problemi e sulle difficoltà. Ci sono tempi che richiedono risposte sobrie, ma non capita sempre. A volte sembra che tra i Cristiani si instauri una gara tra chi, in settimana, ha pregato di più o tra chi andrà in un viaggio missionari nei posti più estremi della terra.
Se non riesci a competere con i Cristiani “seri”, puoi facilmente cominciare a pensare che nessuno ti prenda sul serio. Forse il desiderio di essere presi sul serio può avere motivazioni sbagliate.

La versione The Message traduce Michea 6:8 in questo modo “Non ti prendere troppo sul serio, prendi Dio sul serio”.
Mi chiedo se le persone che non conoscono Gesù sarebbero più attratte da Lui se vedessero Cristiani vivere questo passo.
Parte della Buona Notizia di Gesù è che il Suo peso è facile e leggero! Raramente ho incontrato persone che vivono veramente questa verità e tutti loro hanno una cosa in comune: non si prendono troppo sul serio. A dire il vero sono anche un po’ strani. Ridono un sacco e si meravigliano per le piccole cose. Non si aspettano enormi cambiamenti nella cultura o nel ministero. Non si comparano con agli altri. Prendono Dio sul serio e, per questo motivo, vivono liberi.

Mi chiedo: perché non possiamo anche noi vivere in questo modo? Come possiamo evitare di prenderci troppo sul serio? Ecco alcuni pensieri.

Dove fingiamo?

Solitamente ho 2 motivazioni per ogni attività spirituale a cui prendo parte. La prima è: lo faccio perché mi piace e Dio mi ha dato una passione per quello. L’altra è dovuta al mio desiderio che gli altri mi prendano sul serio e pensino che io sia spirituale. In altre parole si tratta di vivere nella paura dell’uomo.
La seconda motivazione porta su un sentiero molto pericoloso. Nella prima motivazione, agisco seguendo la passione che ti ha dato Dio. Nella seconda agisco per paura, vergogna e sotto pressione.
Spesso queste situazioni finiscono male, lasciandoti esaurito. Ti ritrovi esausto, fingendo di essere chi non sei e questo non è ciò che Dio desidera per noi. Peggio di tuto, non ti diverti. Io sono convinta che Dio sia un padre gioioso e vuole che i suoi figli gioiscano nel fare ciò a cui sono chiamati.

Goditi la vita

La gente crede a chi si diverte e gioisce in quello che fa. Ultimamente sono stata al solito bar. Quel giorno c’era una promozione sulle focaccine. Io non volevo una focaccina, volevo il solito caffè da portare via. Quando è arrivato il mio turno, la barista ha cominciato a scherzare dicendo “oggi è il giorno giusto per adottare una focaccina”. Poi mi ha raccontato una triste storia su una focaccina orfana. Prima che me ne accorgessi, sono uscita con una focaccina. La barista si stava divertendo un sacco e la cosa è stata contagiosa.

Se la barista è riuscita a farmi comprare una focaccina che non volevo, solo perché si stava divertendo e aveva un approccio leggero, fresco, alla sua attività di tutti i giorni, quale sarebbe l’influenza di molte chiese se i Cristiani fossero più spensierati? Anche nella nostra esperienza personale, avremmo molta più influenza e porte aperte (specialmente con i non credenti) se fossimo felici in Dio e della vita che ci ha donato!
Non vuol dire che dobbiamo nascondere le difficoltà della fede, ma semplicemente non rimaniamo sorpresi quando la gente non è interessata ad una fede che presentiamo come completamente priva di gioia.

Prendiamo Dio sul serio

Il bello di Michea 6:8 è che se prendiamo Dio veramente sul serio, siamo liberi di vivere senza pressioni.
C’è chi si allontana dalla chiesa quando scopre le montature spirituali che ci sono. Però le persone erano attirate da Gesù perché era una persona normale. Si sedeva sull’erba con le persone e mangiava con loro.

Il punto è che era facile essere suo amico. A lui piaceva uscire con dei pescatori, avere profonde conversazioni con i suoi amici. Erano i super religioso ad avercela con Lui. Se qualcuno avesse mai avuto il diritto di prendersi più seriamente degli altri e aspettarsi lo stesso trattamento, questo era Gesù! Ma lui non chiede niente a nessuno.
Siamo onesti: a volte ci prendiamo troppo sul serio. E ci aspettiamo che gli altri facciano lo stesso e se non capita ci sentiamo feriti.
Però noi siamo stati presi sul serio. Quando Gesù è morto per noi, Lui ci ha preso veramente sul serio. Per questo non sembra più essere sufficiente e costruiamo qualcuno che non esiste per sentirci importanti. Purtroppo questa vita porta a disillusione, esaurimento e questo non attrae chi non crede in Gesù.

Quindi togliamoci le nostre maschere, gli inganni e prendiamo Dio sul serio, non noi stessi. Lasciamo un po’ andare le “pretese” spirituali e staremo un po’ meglio. Saremo più chi siamo veramente e questo è il modo migliore di mostrare Gesù a questo mondo che soffre.


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